Donato Bruno Leo nasce a Oria nel 1957. Ha undici anni quando comincia a dipingere. Fra il 1964 e il 1965 disegna sui banchi di scuola meccanismi simili al modulo lunare. Dato il carattere schivo, spesso, dopo le ore di scuola, si reca nella navata della chiesa di San Francesco d’Assisi, dove rimane per ore. Questo diventa il suo rifugio per difendersi da una realtà dura e di regole rigorose. Nel 1969 i genitori trasferiscono la famiglia nel capoluogo: a Brindisi, dove comincia a dipingere su tela. Riceve in regalo una piccola macchina fotografica Kodak e scopre la fotografia. Dopo il diploma all’ITIS “Giorgi” di Brindisi ad indirizzo chimico, studia Economia presso la facoltà di Bari. Decide poi di trasferirsi a Roma presso la facoltà di psicologia, dove rimane per tre anni. Studia la teoria dell’evoluzione di Darwin e, da quegli studi, cambia la sua percezione del mondo. Insegue sempre la sua passione e nel 1979 partecipa alla sua prima mostra: una collettiva curata da “Cosmo 2000” a Roma. Presenta due tele, ma una di queste è un interno: un progetto scenografico dove gli oggetti appaiono come congelati e attraversati da una luce sinistra. Viene premiato. Nel 1979 ritorna in Puglia, studia a Lecce presso la facoltà di pedagogia ad indirizzo filosofico e inizia il suo interesse per le opere di F. Nietzsche. In un seminario conosce Jean Piaget. Nel 1980 viene chiamato per il servizio militare a Orvieto, dove dipinge tre murales ed esegue numerosi ritratti per i compagni. Tornato a Brindisi, dopo il matrimonio, segue delle lezioni private di perfezionamento al disegno con il Prof. Renato Chionna. Nel 1985 si iscrive all’Accademia delle belle arti di Lecce. Un giorno nota su un pilastro della chiesa di San Giovanni Battista, adiacente all’accademia, un rilievo in pietra locale: è un rapace antropomorfo. Tale immagine barocca è il suo punto di svolta artistico; egli ne intuisce l’intrinseca connotazione tribale e il simbolo per eccellenza del volo: l’ambiguità, il grottesco, il ritmo dei segni, il taglio geometrico della spaziatura ma, é chiaro il senso profondo della spiritualità intrinseca; da qui sfocia nelle visioni del profeta Ezechiele. Inizia a disegnare figure teatrali che fanno parte del suo immaginario in una combinazione di forme, e poi l’esaltazione di Dio fino all’assurdo dell’esistenza. Il Rapace, quindi, ha in sé una bellezza istintiva, anche se essa può sembrare inquietante. È la fine di quel nichilismo passivo per ” Promuovere e rendere possibili nuovi valori “(NIETZSCHE). Studia il pensiero di grandi poeti quali Pessoa, Crane, Pamuk e T.S. Eliot, acquisendo il mythical method che aveva caratterizzato la tecnica narrativa dell’avanguardia letteraria del modernismo, mito e tradizione passata per comprendere il caos e l’insensatezza del presente. Se per Eliot il Novecento era la sua Wasteland, per Leo tutto ciò si accentua durante la fine del Novecento e l’inizio del XXI secolo anche in tutti gli ambiti artistici. Nel 1987 entra nell’Accademia delle belle arti di Napoli e diventa allievo di Bruno Starita, il quale gli insegna numerose tecniche d’incisione. Dopo le lezioni in accademia, si reca con frequenza nel Duomo di Napoli, portando con sé album sui quali disegna ripetutamente i personaggi degli affreschi del Ribera. Il suo docente di pittura, Carmine Di Ruggero, nota il primo “Rapace” del 1986 e gli propone immediatamente di rappresentare la stessa accademia in una mostra curata da Achille Bonito Oliva. Leo, però, insegue il suo sogno di fare il cineasta, decide quindi di ritornare a Roma e inizia la gavetta a Cinecittà. Il suo primo lavoro è una sigla Rai. Dopo un mese, il produttore Vittorio Galiano lo convoca; è il 1990, per il film “Nero come il cuore” scritto da Giancarlo De Cataldo con la regia di Maurizio Ponzi.
Intanto nel suo vagare per le strade di Roma, una sera a Piazza Venezia, vede riverso per terra un indigente al quale offre un po’ di spiccioli, ma l’uomo li rifiuta. Leo colpito dal quel rifiuto, comincia a dipingere figure scarnite e strane, quel senso tribale da lui già trattato nei rapaci diventa patologico e quindi sente la necessità di una società che possa garantire a tutti la dignità. Nasce così la volontà di liberazione dall’indifferenza e l’amore per il prossimo, nasce la kenosis: svuotamento e rigenerazione.
Subito entra in una crisi spirituale e distrugge le tele perché non diventino merce: Il suo é un universo sempre più complesso ma, tutto combacia, i suoi Rapaci, i suoi moduli, fanno parte di quei sogni “tipici” freudiani; liberarsi di quei pesi che costringono l’uomo a restare su un pianeta dove prevale la legge del piu’ forte e non puo avere la possibilità di nuove prospettive. Il Rapace supera questi limiti per librarsi in volo e ammirare le geometrie di un mondo effimero.
Nei suoi assemblaggi fa uso di materiali naturali come i pezzi di legno che trova per caso, ritenuti “inutili” che invece mostrano i segni del tempo e una semplicità rustica. La bellezza dell’imperfezione (Wabi-Sabi).
In seguito torna a Brindisi e Luigi Paolo Finizio, suo ex docente di storia dell’arte all’accademia di Napoli, indirettamente lo presenta alla galleria “Primopianolivingallery” di Lecce. Nasce così un percorso interessante dove conosce da vicino le opere della Body art di H. Nitsch. Nel 2008 la dott.ssa Dores Sacquegna seleziona Il quadro “Untitle” per partecipare alla mostra di Pechino “Olympic Fine Arts”, il quadro è un chiaro riferimento alle figure rupestri del paleolitico. Riceve il ringraziamento scritto e firmato dal Ministro della cultura cinese HE Zhenliang per aver donato il suo quadro al museo:
Dopo alcuni anni collabora con il ballerino Leonardo Fumarola, in una performance: “Luci e ombre d’africa” a scopo benefico.
Nel 2011 è scenografo per il cortometraggio “Loss of taste” che vince il premio Best short Drama.
Nel 2017 cura le scenografie del cortometraggio “Fuecu e cirasi “.
Il museo di Antikira invece acquisisce “Profilo”, uno dei suoi lavori dei primi anni del 2000, anche questo in donazione:
Nel 2008 viene segnalata “Figura che corre” in catalogo nel premio “Artemisia” a cura di Stefano Tonti ad Ancona.
Nel 2011 espone nella galleria “Civico 69” di Firenze, dove mostra i primi “Quadranti neri”. La sua attenzione va sempre più verso lo studio delle “apparenze” e va a braccetto con la filosofia e la scienza in particolare è colpito dalla meccanica quantistica.
Nel giugno del 2019, Leo riceve una riflessione da uno dei più grandi e famosi filosofi italiani: Gianni Vattimo. Il professore dopo aver visionato alcuni dipinti dell’artista scrive: “L’opera pittorica e la poetica di Bruno Leo si confrontano con temi che sono stati al centro della riflessione filosofica degli ultimi decenni. La sua scelta di lavorare sulla kénosis mi sembra una conferma del percorso che la filosofia del Novecento, ripensando Nietzsche, ha intrapreso per dare un significato a fenomeni come la morte di Dio, la secolarizzazione, il “ritorno del religioso”. La kénosis, di cui Bruno Leo propone un’originale traduzione figurativa, è centrale per la mia interpretazione della religione cristiana: Dio si svuota dei suoi attributi metafisici e si incarna – dunque entra nella storia e incontra l’uomo. È il senso del comandamento dell’amore: l’appello a fare la verità nella carità, a cui forse anche l’arte pittorica può ispirarci con uno sguardo sul mondo differente.”
Conosce per corrispondenza il fisico Fritjof Capra il quale lo sprona nella ricerca mistica e ad abbandonare un rigido razionalismo.
A questo punto studia il “contingentismo” di Boutroux e va alla ricerca di materiali che trova per caso.
Il 31 Maggio 2021, Donato Bruno Leo tiene una lezione sull’arte e la sua importanza per la società, e sugli aspetti economici della produzione artistica, presso l’università degli studi economici di Bucarest (Romania) in presenza della professoressa Rodica Milena Zaharia, PhDBucharest University of Economic Studies
Department of International Business and Economics.
Segue una mostra personale on-line presso l’università di Pitesti dal titolo: SIGMA a cura di Lavinia Stan dell’università di Montreal.
Il 19 maggio del 2022, è invitato dall’Università di Suceava dal Prof. Marius Cucu per presentare una relazione sul tema dell’arte e il suo ruolo nella società contemporanea.